Giornata Mondiale della Salute


Dopo più di un anno dall’inizio della pandemia, cade la ricorrenza della Giornata Mondiale della Salute, eppure la situazione risulta ancora critica in tutto il mondo e le strategie adottate non hanno ancora determinato una svolta decisiva nella sconfitta del virus. Al 6 aprile 2021, l'Africa conta 3.132.133 contagi, 113.142 decessi legati al COVID-19 e le morti sono aumentate del 40% nell’ultimo mese, mentre in Europa i contagi sono 46.256.984 con 983.651 decessi. 

Tuttavia la scoperta dei vaccini per il covid-19 si è rivelata l’unica ancora di salvezza, alla quale tutti noi guardiamo con speranza e quasi incredulità, considerando i progressi della ricerca scientifica. L‘OMS aveva lanciato un invito a tutti i paesi a lavorare insieme per garantire che, entro i primi 100 giorni dell’anno, la vaccinazione degli operatori sanitari e degli anziani fosse in corso in tutti i paesi del mondo: la campagna, dal titolo #VaccinEquity, invitava i paesi e le compagnie farmaceutiche alla solidarietà per raggiungere questo traguardo, prima del 7 aprile 2021, ovvero oggi. Quest’azione mira non solo a contrastare la pandemia, ma soprattutto le crescenti disuguaglianze che si trovano alla base di molte sfide globali in ambito sanitario, in cui i paesi ricchi hanno una posizione privilegiata.

Il programma internazionale COVAX è stato intrapreso con l’obiettivo di fornire in tutto il mondo, e in particolare ai Paesi poveri, un uguale accesso ai vaccini anti-covid. COVAX sta per Covid-19 Vaccine Global Access ed è un pool di acquisti globale costituito nel giugno 2020 sotto la guida dell’OMS insieme con il Cepi e la Gavi Alliance. Covax ha accordi per sostenere 92 Paesi a basso e medio reddito, più della metà dei quali si trovano appunto in Africa. La logica generale di Covax è che nessuno tra questi Paesi dovrebbe vaccinare più del 20% della sua popolazione fino a quando tutti quanti non avranno vaccinato il 20% della propria, in conformità con i principi di uguaglianza globale.

Eppure solamente 38 dei 54 paesi africani hanno ricevuto più di 25 milioni di vaccini COVID-19 e, di questi paesi, 32 hanno avviato campagne di vaccinazione. Per raggiungere l’obiettivo di vaccinare almeno il 60% della popolazione (circa 780 milioni di africani) l’Africa avrà bisogno di circa 1,5 miliardi di dosi di vaccino che, secondo le stime attuali, potrebbero costare tra gli 8 miliardi e i 16 miliardi di dollari, con costi aggiuntivi del 20-30%, per il programma di distribuzione vaccinale.

L’OMS auspica di vaccinare il 20% degli africani entro la fine del 2021, ma tra i 47 Paesi africani afferenti all’OMS solo un quarto ha piani adeguati a risorse e finanziamenti. Ecco che, mentre paesi come l’Italia puntano a vaccinare quasi la totalità della popolazione, molti governi africani sono costretti a cercare di proteggere anche solo le fasce più a rischio, quali anziani, operatori sanitari e pazienti con patologie croniche. “Un rallentamento nella fornitura di vaccini potrebbe prolungare il doloroso viaggio per porre fine a questa pandemia per milioni di persone in Africa”, ha detto Matshidiso Moeti, direttrice regionale dell’Organizzazione mondiale della sanità per l’Africa. “L’acquisizione di vaccini non deve essere una competizione. Un accesso equo andrà a vantaggio di tutti e non solo di alcuni di noi”. Lo strumento Covax sta esplorando modi di condivisione della dose da parte dei paesi ad alto reddito che hanno scorte in eccesso per incoraggiare il rilascio di questi vaccini anche prima che i paesi finiscano di vaccinare la propria gente. Sebbene sia incoraggiante che i paesi ad alto reddito abbiano promesso di farlo, gli impegni richiedono ora un’azione concreta.

Tuttavia, la domanda di vaccino covid-19 sta mettendo a dura prova il sistema di produzione globale che ha una capacità annuale di 3-5 miliardi di dosi di vaccino. Potrebbero essere necessari fino a 14 miliardi di vaccini covid-19 a livello globale. Per supportare i produttori, l’Oms sollecita una maggiore collaborazione globale sulle questioni della catena di approvvigionamento, garantendo che i produttori con un’offerta in eccesso possano essere collegati ad aziende che hanno capacità di riempimento e fornitura. Il 10 e 11 marzo, più di 100 paesi in via di sviluppo, con in testa Sudafrica e India, sono tornati a chiedere all’Organizzazione mondiale del commercio (Omc) una sospensione della proprietà intellettuale dei vaccini, regolata dall’Accordo sugli aspetti commerciali dei diritti di proprietà intellettuale (Trips).

Tale sospensione rimuoverebbe le barriere legali e permetterebbe a più paesi e industrie di produrre i vaccini, aumentando la disponibilità di dosi e dando così inizio ad un processo di ripresa, anche economica, a livello globale. Questo permetterebbe innanzitutto di frenare l’aumento della diffusione del virus, in particolare in Africa e nei paesi più poveri. Ancora una volta la pandemia evidenzia le disparità tra paesi occidentali e in via di sviluppo: in un periodo storico in cui tutti gli Stati dovrebbero collaborare e condividere le risorse sanitarie più preziose, emerge l’incapacità di fare fronte comune. 


di Elena Mari, Modena, 7 aprile 2021