Ibn Battuta, il più grande esploratore d'Oriente


Ibn Battuta, famoso viaggiatore berbero nato nel 1304 da una famiglia di giuristi, aveva 21 anni quando intraprese il pellegrinaggio (in arabo الحج) alla Mecca. Partì da Tangeri, sua città natale, sospesa tra il Mar Mediterraneo e l'Oceano Atlantico, uno dei porti più importanti del Marocco, crocevia di persone e di commerci, punto di contatto tra Africa ed Europa.
Vissuto in epoca medievale, Ibn Battuta (nome completo Abu Abd Allah Muhammad Ibn Abd Allah al-Lawati al-Tanji Ibn Battuta) è stato spesso paragonato a Marco Polo. Entrambi hanno raccontato nelle loro opere, la "Rihla" ("Il viaggio", in arabo الرحلة) e il Milione, la passione per i viaggi. Uno degli aspetti che accomuna i due esploratori, quasi contemporanei, è la volontà di condividere le proprie scoperte attraverso la narrazione delle avventure e degli incontri di cui furono protagonisti. Sia il viaggiatore marocchino che quello veneziano visitarono la Cina.

Quando nel 1325 partì da Tangeri per compiere il pellegrinaggio verso i luoghi sacri dell'Islam e adempiere a uno dei doveri più importanti per i musulmani, Ibn Battuta dovette rinunciare alla famiglia e agli affetti. Così descrisse il suo stato d'animo: "Partii solo, senza un amico che mi allietasse con la sua compagnia e senza far parte di una carovana, ma ero spinto da uno spirito risoluto e sottacevo in cuore lo struggente desiderio di visitare quei Nobili Santuari. Così mi decisi ad abbandonare coloro che - donne e uomini - amavo e lasciai il mio paese siccome un uccello s'invola dal nido. I miei genitori erano ancora in vita e soffrii molto a separarmene: sia io che loro ne provammo una gran pena".

Ibn Battuta è uno dei più grandi esploratori della storia, il suo viaggio durò trent’anni circa. Si spostò via terra in groppa a cammelli, asini e cavalli e per mare, a bordo di navi e barche a vela. Attraversò il Nord Africa e si unì ad alcune carovane di mercanti per evitare di essere derubato. Dalla sua affascinante narrazione emergono lo stupore e la meraviglia per i grandiosi monumenti dell'Egitto, dal faro di Alessandria alle piramidi, dalle moschee ai palazzi del Cairo. In tutti i luoghi in cui arrivava per la prima volta, Ibn Battuta si presentava agli abitanti del posto e veniva accolto da governanti e sapienti religiosi che lo rifocillavano e lo riempivano di doni e denaro per proseguire il suo cammino.

Visitò Gerusalemme e Damasco, giungendo alla Mecca nel 1326 insieme a una carovana di pellegrini. Ben presto divenne chiaro che la sua vocazione era il viaggio. Invece di tornare a Occidente verso casa, l'esploratore marocchino ripartì per l'Iraq e la Persia. Dopo essere tornato alla Mecca, dove per alcuni anni si dedicò allo studio e alle pratiche devozionali, si diresse al porto di Gedda sul Mar Rosso. Si imbarcò per lo Yemen e la costa orientale dell'Africa, ritornando poi nella penisola Arabica attraverso il Golfo Persico.

Da qui proseguì per l'Egitto, la Palestina e la Siria, imbarcandosi su una nave genovese diretta verso l'attuale Turchia. Attraversò la Crimea e il Caucaso, facendo tappa a Costantinopoli e nella mitica città di Samarcanda. Dall'Afghanistan arrivò in India nel 1333. Si presentò alla corte del sultano di Delhi e lavorò al suo servizio per sei anni. Su sua richiesta effettuò una spedizione in Cina e visitò anche le Maldive, lo Sri Lanka, la Malesia e l'Indonesia.
Dalla Cina partì per il suo ultimo pellegrinaggio alla Mecca, proseguendo poi per il Maghreb. Nel 1349 ritornò a Tangeri. Le sue ultime peregrinazioni lo portarono nella città di Fes in Marocco, in Andalusia nella penisola Iberica, a Marrakech e nel Mali.

Complessivamente Ibn Battuta percorse più di 120.000 chilometri, visitò oltre 40 paesi allora sconosciuti e conobbe migliaia di persone. La "Rihla", la cui stesura fu affidata al giovane poeta di Granada Ibn Juzayy, descrive città, paesaggi, opere architettoniche, specialità gastronomiche e testi letterari, oltre a merci, tessuti, tappeti, metalli preziosi e spezie profumate. Il cuore delle cronache di viaggio sono le persone che l'esploratore marocchino conobbe durante il suo lunghissimo itinerario. Rimase affascinato dalla gente comune: giudici, mercanti, governanti, sultani, mistici, donne, saggi e schiavi.

Partito da giovane alla volta della Mecca per scoprire la dimensione religiosa e spirituale, Ibn Battuta trasformò il viaggio nella sua missione e seguì un cammino verso il divino che non ebbe mai fine. 


Giovanni Vigna, Mantova 3 aprile 2021