Il fascino di Tangeri, città degli scrittori della Beat Generation


Vivace e caotica come tante città arabe, Tangeri ha un fascino e una storia particolare che la rendono unica nel suo genere. La sua posizione strategica, in corrispondenza dello stretto di Gibilterra, ha contribuito a renderla un punto di congiunzione importante tra Africa ed Europa e il più grande porto del Marocco. Fin dall’antichità Tangeri è stata un crocevia di commerci, culture, religioni e migranti. Ha conosciuto varie dominazioni e civiltà, oltre ad essere la città natale del viaggiatore Ibn Battuta, la cui tomba si trova all’interno dell’antica medina. Dal 1923 al 1956 è stata una “città internazionale”, neutrale sotto il profilo politico e militare, in grado di garantire libertà d’impresa e di favorire un notevole sviluppo economico.

In questo periodo la città divenne meta di spie, faccendieri, contrabbandieri, uomini in cerca di avventure, libertà e oblio. Non era difficile procurarsi hashish e trovare ragazzi giovani disposti a vendersi per pochi soldi. Questa fama di città dove tutto è permesso si è tramandata nel corso degli anni. Nel 1947 lo scrittore americano Paul Bowles si trasferì a Tangeri diventando il punto di riferimento di una sorta di circolo letterario che annoverava, tra gli altri, Truman Capote, Gore Vidal, Tennessee William e diversi esponenti della Beat Generation come Allen Ginsberg, William S. Burroughs e Jack Kerouac. 

Percorrendo le strade della medina di Tangeri, affollate di commercianti, venditori ambulanti, mercanti berberi, turisti e bambini vocianti, è possibile immergersi in un’altra epoca, seguendo le orme di scrittori come Paul Bowles, che amava trascorrere il proprio tempo seduto ai tavolini del Cafè Central, nel Petit Socco (il piccolo mercato), bevendo il tè alla menta, parlando di letteratura con gli amici artisti e osservando il passaggio delle persone che a tutte le ore del giorno, allora come adesso, attraversavano uno dei luoghi simbolo della città.

Non lontano dal Cafè Central, nelle sale dell'hotel Continental, Bernardo Bertolucci girò alcune scene del film "Il tè nel deserto", tratto dal romanzo di Paul Bowles "The sheltering sky". Questa zona della città sorge su una collina che digrada verso il mare. In questo labirinto di vicoli e di alti palazzi i visitatori si lasciano attirare dai profumi delle spezie e dai colori delle boutique del suq, il mercato dove si possono acquistare tappeti, stoffe pregiate e altri souvenir. Di notte i commercianti e i turisti lasciano il posto a spacciatori, protettori, prostitute e individui dall’aria poco raccomandabile. Anche questo fa parte del fascino equivoco della città.

A Tangeri le tre religioni monoteiste (Islam, cristianesimo ed ebraismo) convivono pacificamente. Nel Grand Socco, un’ampia piazza dove si concentrano negozi, ristoranti, cinema e un pittoresco mercato, svetta il minareto della Moschea di Sibi Bou Abib. Accanto, in lontananza è possibile scorgere la Chiesa di St. Andrew. Nascosta nel groviglio di strade della medina si trova la suggestiva sinagoga Nahon, esempio di architettura in stile moresco-spagnolo, con grandi lampadari appesi al soffitto.

Uno dei luoghi preferiti dagli stranieri e dagli abitanti del posto sono le terrazze del Cafè Hafa, frequentato in passato anche da Beatles, Rolling Stones e Jimi Hendrix. È un piacere sedersi ai tavolini e bere un tè alla menta, ammirando il panorama mozzafiato del braccio di mare in cui si incontrano l’oceano e il mar Mediterraneo.

Un’altra attrazione di Tangeri è il Gran Cafè de Paris, il caffè storico e intellettuale della città, uno dei locali preferiti di Paul Bowles. Qui è ambientata una delle scene d’azione del film di spionaggio “The Bourne Ultimatum”, interpretato da Matt Damon, protagonista di uno spericolato inseguimento nei vicoli e sui tetti degli edifici del quartiere antico della città.La fortezza della Kasbah è situata sul punto più alto della medina. I turisti possono visitare il Museo, ospitato nel palazzo del Sultano, che espone una serie di reperti che illustrano la storia della città e sono espressione dell’arte locale. Particolarmente suggestivi i giardini in stile marocchino-andaluso e i caratteristici riad. Da una porta ricavata sulle mura si può accedere a un magnifico punto panoramico con una spettacolare vista sullo stretto di Gibilterra.


Giovanni Vigna, Mantova 10 marzo 2021