Se li mandiamo a scuola…


Moussa vive da un anno e mezzo a Ouagadougou, quartiere Tampui, con la famiglia, scappata dal villaggio d’origine, nella regione dell’Est del Burkina.
I Djiadisti avevano intimato agli abitanti di abbracciare l’Islam integrale, avevano fatto un’incursione nella scuola e minacciato gli insegnanti: dovevano insegnare in lingua araba, e soprattutto il Corano.
Quando erano tornati avevano ucciso 5 insegnanti e dato alle fiamme la scuola. 

Sono oltre 2000 le scuole chiuse in Burkina Faso a causa del terrorismo, e sono quasi un milione i rifugiati interni. Rachida vive in un quartiere particolarmente povero e densamente popolato di Ouagadougou: il quartiere di Gounghin. Orfana di padre, un fratello dentro e fuori dalla prigione e altri due fratelli che a scuola non ce la fanno proprio. Lei si impegna, studia duro e riesce ad arrivare al Collège.
Ma i costi aumentano, e Rachida rischia di dover abbandonare gli studi.
Salimata frequenta il Collège di Koulbila. Oltre agli studi, deve occuparsi dei due fratellini piccoli, deve cucinare e dedicarsi dell’approvvigionamento quotidiano di acqua. Il raccolto è andato male e il padre vuole darla in sposa per migliorare la condizione economica della famiglia. Vuole ritirarla dal Collège.

L'anno scorso, nonostante il calo dei finanziamenti ottenuti per il Sostegno allo Studio, Bambini nel Deserto ha potuto mandare a scuola Moussa e i suoi 8 fratelli e cugini della famiglia allargata; Rachida e altri 17 bambini del quartiere Gounghin; Salimata e altre 22 ragazze del collège di Koulbila.
Sottraendo questi/e ragazzi/e alla strada o al matrimonio precoce. 


Bruna Montorsi, Modena 15 marzo 2021