Il pozzo di Marco di Tchinwizni


   

Chissà che cosa avrà pensato Marco, ovunque si trovi in questo momento, quando ha visto l'installazione del pannello con il suo nome a fianco di un pozzo in Niger. Se lo conosco bene si sarà fatto una risata e avrà detto "Ma voi siete matti".

Si è impiegato più tempo del necessario, non è una novità per chi conosce l'Africa, nella realizzazione del pozzo di Tchiwizni... ma alla fine la squadra reclutata da Ousmane Kato, della NGO AFAAA, ce l'ha fatta.
Prima di trovare il punto da cui si potesse raggiungere la falda perenne gli operai hanno tentato precedentemente due scavi... entrambi bloccati da una faglia di roccia che non c'è stato modo di superare; e così ci si è spostati prima di 10 e poi di 15 metri.
Dopo i primi 10 metri di scavo, a mano, si è passati all'uso di un martello pneumatico noleggiato da Agadez per frammentare la roccia che via via interrompeva lo scavo. A una trentina di metri di profondità, piano piano, le pareti dello scavo hanno cominciato a "trasudare" acqua ma si è continuato a scavare. A 33 metri ci si è fermati e ben presto il pozzo si riempito d'acqua.
 

A fianco dell'imboccatura del pozzo sono state realizzate quattro vasche in cemento destinate all'abbeveramento degli animali perchè questo pozzo sarà utilizzato sia dai pastori in transito con le loro mandrie sia dalla comunità Tchinwizni.
Con questo progetto ci auguriamo di ridurre le tensioni sempre più accese nelle regioni del Sahel tra agricoltori e pastori; tensioni che in altri paesi come ad esempio il Mali stanno contribuendo agli scontri armati tra le due etnie.
Il pozzo è stato interamente finanziato da un amico di Marco Fiaschi, suo compagno di viaggi nel deserto.


lo Staff di BnD