Smantella e Impera?

... dopo anni di cattiva informazione, scandali eclatanti - nei titoli - e un susseguirsi di governi (DX-SX) non in grado di valorizzare il Terzo Settore ora ne vengono sempre più minate le BASI. Quelle BASI fatte di piccole e straordinarie realtà, composte da persone accomunate dal desiderio di "fare qualcosa" di utile e concreto. Poco importa se sotto casa o al di là del mare.

Questa non è che una segnalazione delle tante che ho ricevuto direttamente o indirettamente negli ultimi tempi. Un altra piccola ma concreta ONLUS come tante altre che non è in grado di ottemperare alle nuove norme per gli ETS [Enti del Terzo Settore] e dunque CHIUDE. E con lei chiudono i sogni, le aspettative e le attese di chi non potrà più contare su di loro. Chi ci guadagna e chi ci rimette da questa "strage"? Chi ci guadagna non è chiaro... di sicuro possiamo facilmente individuare chi ci rimette.

Prima di tutto NOI; la nostra Società Civile direttamente in quanto beneficiaria di interventi provenienti dalla galassia "italiana" del Terzo Settore (ambulanze, assistenza anziani, disabili, emergenze in caso di calamità naturale, pandemie, ecc.). Ci rimettiamo sempre NOI questa volta indirettamente, perchè il Terzo Settore è [era] in crescita dando occupazione a migliaia di persone e contribuendo, nelle dovute proporzioni, al PIL del paese. Ciaone!

Se poi vogliamo andare oltre alla penisola e gettare uno sguardo al di là del mare possiamo vedere che il Terzo Settore - italiano -, impegnato nella Cooperazione Internazionale è ancora, nonostante la pietrificante situazione nostrana, un modello in quanto a capacità, competenze e approccio multidimensionale alla progettazione e realizzazione degli interventi. Dunque ci rimette anche l'immagine dell'Italia sul panorama internazionale; piove sempre sul bagnato.

Tutti i governi che si sono recentemente succeduti che hanno fatto? Invece di incoraggiare questo straordinario mondo e contribuire nelle sue buone, e spesso convenienti per il paese, attività lo affossa con norme stringenti che stanno determinando tante chiusure. Qual'è la ragione che trova concorde tanto la DX quanto la SX italiana nello smantellare il Terzo Settore? Smantella e Impera... sulle macerie della Società Civile.

"Il cuore del Terzo settore rimane l'impegno civico dei cittadini. Uno sforzo che ha un valore in sé al di là della produzione di beni e servizi". Claudia Fiaschi, portavoce del Forum del Terzo Settore

Marco Grumo, professore di Economia e management all’Università Cattolica di Milano, è perplesso su alcuni aspetti dei decreti approvati l’estate scorsa e spiega «… nel Codice ho contato ben 67 vincoli alla gestione dell’organizzazione. Obblighi che sono stringenti e onerosi soprattutto per le piccole-medie organizzazioni. Se analizziamo le regole … troviamo una complessità tale che soltanto le grandi organizzazioni potranno sbrogliare da soli. Mentre per quelle medio-piccole, ciò comporterà una serie di difficoltà risolvibili solo con un aiuto esterno».

Un secondo aspetto concerne le forme di finanziamento … «Non c’è possibilità di autofinanziarsi con attività diverse da quelle di interesse generale. E se lo si fa ci sono troppo vincoli. A queste condizioni … non è possibile porre le basi per poter realizzare iniziative e attività a medio termine...”. 

Grumo entra nel dettaglio della legge e punta l’indice sull’articolo 6 del Codice che norma le “attività diverse, secondarie e strumentali”. Attività che possono esercitare a condizione che l’atto costitutivo o lo statuto lo consentano e siano secondarie e strumentali rispetto alle attività di interesse generale e che tengano conto dell’insieme delle risorse, anche volontarie e gratuite. Capite la difficoltà per un consiglio di amministrazione di controllare continuamente quando l’asticella della propria attività è commerciale e quando non lo è. Ed è una norma inserita solo nel Codice del Terzo settore, tanto che per l’impresa sociale è prevista la possibilità di reinvestire gli utili».

Un altro punto dolente riguarda le norme sulla trasparenza previste nel dettato legislativo, «Entrare nel Registro unico nazionale del Terzo settore prevede controlli da parte del ministero del Lavoro, controlli delle autorità competenti come in materia fiscale, controlli degli organi interni – compresi quelli di denuncia e di intervento – che dovranno essere tarati sulle regole del collegio sindacale previsto dal codice civile per le società. Poi ci sono i controlli sul bilancio, quindi la revisione legale del bilancio, ci sono le responsabilità degli organi di governo e c’è la responsabilità degli organi di controllo». E continua: «Bisogna poi produrre un bilancio economico con determinati requisiti, c’è il diritto degli associati di esaminare i libri sociali, sono previste scritture contabili professionali, il rendiconto della raccolta fondi e, per gli enti con entrate superiori a un milione di euro, c’è l’obbligo del bilancio sociale e della misurazione dell’impatto sociale».

«Si tratta di un impianto disegnato», continua Grumo, più per le grandi organizzazioni che per le piccole. In particolare, l’organo di controllo interno diventa di fatto un collegio sindacale, pertanto un organo forte con grosse responsabilità. Non a caso una nota del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti, prima della pubblicazione del decreto legge, suggeriva di adottare al posto del collegio sindacale l’organo dei revisori dei conti, disciplinato dallo statuto dell’ente e, di conseguenza, non ai sensi del Codice civile».

Un passaggio cruciale per il non profit, visto che il collegio sindacale è obbligatorio per le associazioni riconosciute e per quelle non riconosciute, quando, per due esercizi consecutivi, sono superati due dei seguenti limiti: totale dell’attivo dello stato patrimoniale 110mila euro; entrate per 220mila euro; 5 dipendenti occupati a tempi pieno. «Sono numeri bassi», commenta ancora Grumo, «facilmente superabili se, per esempio per il primo caso, l’ente possiede un immobile come un appartamento. Quindi gli enti di Terzo settore sono sì stati riconosciuti, ma liberi di fare impresa lo sono un po’ meno».